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Centro Storico
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Il centro storico di Bariano è caratterizzato dal susseguirsi di grandi e piccole corti che conservano ancor oggi le caratteristiche rurali, riconoscibili nonostante negli ultimi decenni del secolo XX siano intervenute modifiche tipologiche e strutturali sui singoli edifici. L'asse che attraversa Bariano con andamento nord-sud, si allarga nella piazza centrale realizzata a nord della chiesa parrocchiale; nel grande spazio aperto è presente una pavimentazione in ciottoli arricchita da interessanti opere di arredo urbano, fra cui una serie di fontane in marmo e bronzo che richiamano l'abbondante presenza di acqua nel territorio di Bariano. La piazza è chiusa verso est dall'edificio denominato 'il Palazzo', che la tradizione locale identifica con la sede dei feudatari facendo coincidere il luogo con il sito dove si ergeva l'antico fortilizio: in effetti il lato est dello stabile è rafforzato da contrafforti esterni ed ha poche e piccole aperture (oltre quelle al piano primo di recente realizzazione); i lati sud ed ovest sono invece caratterizzati da un elegante portico cinquecentesco che, unitamente alla foggia degli ingressi e di alcune aperture visibili dal lato nord, indica chiaramente il passato aulico dell'edificio.

A ovest di via Roma, proprio di fronte alla piazza, si apre vicolo Grataroli, che ci immette nell'ex palazzo Grataroli; in fondo al vicolo ci accoglie un elegante portale con cornici in pietra che reca nella chiave di volta lo stemma della famiglia Grataroli; nell'androne di ingresso è collocata una pompa affiancata da un elegante catino in pietra, augurio di ristoro e buon soggiorno per l'ospite in visita. Il complesso del Palazzo è suddiviso in due grandi corti che si snodano intorno al nucleo architettonico principale: l'una, a nord, è definita dalla presenza di rustici in parte ancora oggi adibiti a pertinenze rurali; l'altra, a sud, è caratterizzata dalla presenza di un elegante portico con archi a sesto ribassato e reca dipinta, sulla facciata, una meridiana di cui si scorgono ancora le tracce. Le prime notizie che rivelano la presenza della famiglia Grataroli a Bariano risalgono al secolo XVI, quando sappiamo che possedeva in Bariano vari appezzamenti di terreno, sia all'esterno del borgo fortificato che all'interno. In uno di questi appezzamenti i Grataroli fecero erigere la loro abitazione, cui venne annesso, nel secolo XVIII, un primo nucleo del filatoio che venne poi ampliato successivamente. La famiglia Grataroli è stata presente a Bariano fino al 1832, anno in cui morì, senza eredi, l'ultimo discendente: al suo nome, Gio. Francesco, è legato il Luogo Pio Grattaroli dei Poveri Infermi, da lui fondato con l'intento di soccorrere i poveri bisognosi e ammalati; il Luogo Pio aveva un'infermeria annessa alla casa padronale ed è tutt'ora presente come istituzione di carità.


Percorrendo la corte Grataroli in direzione sud ci si immette in via della Misericordia, dove si erge il denominato 'Stallo della Misericordia', attualmente sede della Sala Consigliare e della Biblioteca. Lo 'Stallo' (termine che generalmente indica un complesso rurale costituito da edifici rustici e da una grande corte) è caratterizzato da un edificio principale che si propone come corpo unico a sé stante, affiancato da altri edifici di chiara origine rurale. L'edificio principale presenta una parete a nord in ciottoli di fiume posati a spina di pesce alternati a corsi di mattoni; sempre sul Iato nord, che ha base leggermente scarpata, si apre una serie di finestre con strombatura semplice di foggia cinquecentesca. Il lato sud del corpo principale è caratterizzato da un portico a piano terra definito da archi p, tutto sesto con pilastri rinforzati da una base scarpata; il piano primo presenta una loggia con pilastri compositi in cotto. Lo 'Stalla' è denominato 'della Misericordia' poiché in questo luogo aveva sede, fin dal secolo XV, il Consorzio della Misericordia, istituzione di carità retta dal vescovo di Bergamo che si occupava del mantenimento dei poveri. All'interno della Misericordia di Bariano era attiva una scuola per i maschi, cui si aggiunse, nel 1805, una scuola femminile dove veniva insegnato, oltre che a leggere e scrivere, ad eseguire 'lavori donneschi'. Il Consorzio della Misericordia è stato tramutato prima in Pio Istituto Elemosiniere, quindi in Congregazione della Carità ed infine, nel 1937, in Ente Comunale di Assistenza.


Dopo aver attraversato lo 'Stallo della Misericordia' si può ritornare in via Roma, dove ci si trova di fronte alla chiesa parrocchiale, dedicata ai Santi Protasio e Gervasio. La presenza di una chiesa dedicata ai Santi Protasio e Gervasio è testimoniata già nel secolo XI: essa sorgeva dove attualmente c'è la chiesa dell'Annunciata; nel secolo XVI la sede della chiesa parrocchiale venne trasferita all'interno del centro abitato, nella chiesa dedicata a San Bartolomeo così, in seguito all'abbandono della funzione parrocchiale, l'antica chiesa dei santi Protasio e Gervasio venne demolita. L'attuale chiesa parrocchiale è stata realizzata a partire dal 1743, nel luogo dove precedentemente sorgeva la, chiesa di San Bartolomeo, demolita per far posto al nuovo edificio. La chiesa, progettata dall'architetto bergamasco Filippo Alessandri, presenta una semplice facciata, scandita da lesene e trabeazione aggettanti e conclusa da un timpano triangolare, secondo lo stile neoclassico in voga nel XVIII secolo. L’interno, ad aula unica, ha quattro altari laterali, dedicati a S. Giuseppe, San Luigi, alla Madonna del Rosarioe e al Sacro Cuore. Il soffitto e la zona presbiteriale sono decorati con stucchi ed affreschi tardo settecenteschi; i dipinti ad olio su tela collocati alla destra ed alla sinistra del coro sono opera di Giuseppe Picenardi e riportano il 'rinvenimento dei corpi dei Santi Protasio e Gervasio' e 'Storia dei Santi Protasio e Gervasio'; la pala d'altare posta al centro del presbiterio è opera di Pietro Gualdi e raffigura il 'martirio dei Santi Protasio e Gervasio'. Da segnalare, tra le numerose tele presenti nella chiesa, la 'Madonna con Bambino in gloria tra i Santi Luigi Gonzaga e Stanislao Kostka' e 'La fuga in Egitto', opere di Francesco Cappella, collocate rispettivamente sopra la porta laterale del fianco sud e sopra la porta laterale del fianco nord. Accanto alla zona presbiteriale, nel lato nord, si apre la piccola cappella dedicata all'Addolorata e a San Rocco, di cui sono incerte le origini.


Di fianco alla facciata della chiesa parrocchiale si erge il Campanile, struttura quadrangolare che ospita alla sommità la cella campanaria; il campanile venne realizzato nel 1757 su un terreno donato dai conti Albani, come viene riportato da una lapide posta in facciata.


Poco discosta dal centro storico, lungo la strada che conduce a Crema, sorge la chiesa dell'Annunciata, fatta realizzare nel 1610 dal Cavaliere Antonio Rivola in luogo della demolita chiesa dei Santi Protasio e Gervasio. La facciata della chiesa è scandita da lesene aggettanti che terminano nella trabeazione che sostiene il timpano triangolare di coronamento; accanto al portale d'ingresso sono presenti due dipinti: l'uno raffigura la Vergine e l'altro l'Angelo Annunciante; entrambe le opere sono del pittore contemporaneo Luigi Arzuffi. L'interno, ad aula unica, è caratterizzato dalla presenza di stucchi decorativi; accanto all'arco presbiteriale sono collocate entro nicchie le statue di Santa Lucia e Santa Liberata, opere secentesche di autore ignoto. La pala d'altare, raffigurante l'Annunciazione, è opera di Vincenzo Angelo Orelli, che la eseguì nei primi anni del XIX secolo.


Sempre in prossimità del centro storico, verso est, in via Diaz, è ubicata la cosiddetta 'Cappella dei Mortini', piccolo oratorio anteceduto da uno spazio arredato con panchine, dove un singolare affresco mostra la Vergine con il Bambino affiancata da un Angelo; ai piedi della Vergine alcuni dannati immersi nel fuoco alzano le braccia al cielo in segno di richiesta di intercessione: ignota l'epoca di realizzazione della cappella, che probabilmente è stata edificata, come indicherebbe la tradizione locale, a seguito di un'epidemia.